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sabato 5 gennaio 2013

Revolutionary road


Di Sam Mendes, 2008, tratto dal romanzo di Richard Yates.
I Wheeler sono una coppia per bene dell'America per bene degli anni '50. Due figli, un lavoro decente lui, casalinga lei. Possiedono una bellissima casa in Revolutionary road, e si ostinano a credere che anche la loro vita e la loro storia sia revolutionary, o per lo meno speciale, come tutti i loro vicini e conoscenti continuano a far loro presente. La realtà però, è ben diversa, e i due coniugi tentano di migliorare la loro esistenza decidendo di stabilirsi a Parigi, per cambiare aria. Questa decisione, invece di essere un nuovo inizio, è il capolinea di una storia d'amore carica di incomprensioni, compromessi, ricatti, sacrifici mal e mai sopportati. La cinecamera indugia con apparente oggettività all'interno delle mura domestiche, lasciando trasparire qualcosa di sottilmente marcio, decisamente decadente. Essa ci sbatte in faccia una crisi di coppia che è la crisi di un'intera società, che mette in primo piano l'apparenza lasciando sullo sfondo le paure, i sogni e le speranze dell'individuo, costretto a lasciarle sopire in silenzio. La prova dei due protagonisti (Kate Winslett e Leonardo Di Caprio) è magistrale, riuscendo a restituirci un'angoscia infinita. 

"Knowing what you've got, knowing what you need, knowing what you can do without-that's inventory control."

venerdì 16 novembre 2012

Manhattan


Lo so, sono scontato, e per questo chiedo venia, d'altronde Manhattan è una pellicola che non ha bisogno di nessuna presentazione, così come il suo autore. In ogni caso ho deciso di proporre questa scena, geniale e finemente poetica, per un semplice motivo: Woody Allen sembra parlarci di qualcosa in generale, ma in realtà parla di sé stesso, e parlando di sé stesso in realtà parla di tutti noi. La premessa riguarda le cose (secondo lui) per le quali vale la pena di vivere, e la seguente scaletta (apparentemente) alla rinfusa porta sullo schermo le sue passioni, i suoi gusti musicali, le sue letture, e culmina con "il viso di Tracy" (l'amore). Probabilmente se chiedessi a chiunque di redigere una scaletta simile, essa si presenterebbe più o meno così. E la genialità di Woody Allen sta nel riproporre questa scena esattamente così come potrebbe accadere nella realtà.

mercoledì 5 settembre 2012

La Culpa




Ieri sera (4 settembre 2012), alla 69esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, si è tenuta la premiazione del Your Film Festival, un premio promosso dalla Scott Free Productions, Emirates e la Biennale stessa. Tra tutti i partecipanti, soltanto dieci (scelti dalle votazioni della gente comune racimolate su Youtube) hanno avuto la possibilità di vedere i loro cortometraggi proiettati alla Mostra, e giudicati da una commissione d'eccezione. Il vincitore, annunciato da Michael Fassbender, è risultato essere David Victori, con "La Culpa", un corto che sviluppa appunto il tema della spirale in cui si viene trasportati dalla colpa, e dalla violenza. La resa stilistica è eccellente e la suspense che si addice ad ogni buon cortometraggio è mozzafiato. Geniale!

venerdì 10 agosto 2012

Il segreto dei suoi occhi



Di Juan José Campanella, il film è uscito nel 2010 e ha vinto il premio Oscar nello stesso anno come miglior film straniero. La pellicola è parecchio lunga (129min.) e per questo motivo a tratti può risultare noiosa o poco dinamica; la trama è avvincente e nasconde il classico colpo di scena come ogni buon poliziesco richiede. Senza dubbio il punto forte di questo film è come la narrazione viene sviluppata dalla telecamera. Quasi ogni inquadratura è estremamente originale e di altissimo livello, restituendoci il preciso stato d'animo dei personaggi ripresi, sul quale volta per volta il regista ha voluto mettere l'accento. Bellissime e divertenti tutte le scene ambientate nel bar in cui l'amico del protagonista si rifugia a bere, offrendoci un buon spaccato dell'Argentina fine anni '70. La scena di gran lunga più bella è quella che qui propongo, con la finale veduta aerea del campo di calcio e la telecamera che si letteralmente getta sugli spalti per trovare i due protagonisti sommersi dalla folla esultante. Capolavoro!

venerdì 29 giugno 2012

Il primo uomo


Di Gianni Amelio, 2011.
Tratto dal romanzo incompiuto di Albert Camus, il film, ambientato negli anni '50 narra il ritorno in patria (Algeria) di Jean Cormery, scrittore e giornalista residente in Francia. La vista delle persone e dei luoghi a lui più cari suscitano al protagonista una serie di ricordi che vengono portati sulla scena con delle riprese intensamente espressive. Nel film i dialoghi sono pochi e semplici, poiché sono le inquadrature a parlare da sole. Esse ci raccontano la povertà, l'amore materno, i conflitti tra culture etniche differenti trasportandoci dentro il mondo privato di Cormery senza mai cadere nel patetico.
Ad un certo punto del film lo scrittore si rivolge a sua madre dicendo: "Che ne dici se un giorno scrivessi un libro su di te mamma?", lei risponde: "Non so leggere". L'infinita grandezza della semplicità racchiusa in due battute.

mercoledì 20 giugno 2012

Eternal sunshine of the spotless mind



 Michel Gondry, 2004. Sceneggiatura di Charlie Kaufman con Jim carrey e Kate Winslet.
Il film, il cui titolo è stato impietosamente rovinato dalla traduzione italiana (Se mi lasci ti cancello), tratta, attraverso il superbo stile cinematografico dell'inconscio di Gondry e Kaufman, il tema del ricordo.  Joel e Clementine tentano, con l'ausilio di una bizzarra tecnologia, di dimenticarsi l'un l'altra, decisione che porta alla totale confusione nella loro mente e nel film stesso. Un ricordo doloroso in quanto tale deve essere eliminato? Chi e cosa siamo se non il risultato delle nostre esperienze e dei nostri ricordi? Jim Carrey in versione drammatica dimostra di essere un grande attore e Kate Winslet è formidabile, come sempre. 
Un film che lascia un sacco di domande aperte e che consegna in mano allo spettatore il compito di rispondere.


martedì 12 giugno 2012

Do the right thing



Do the right thing (Fa' la cosa giusta) 1989. Un film di e con Spike Lee, ambientato in un quartiere prevalentemente afroamericano di Brooklyn, narra la storia di Mookie, il quale lavora per la pizzeria di Sal, un italoamericano che conduce la sua azienda da vent'anni in quel quartiere assieme ai due figli. Il film dipinge sapientemente alcune figure indimenticabili come Radio Raheem (un energumeno che girovaga con uno stereo a tutto volume sulla spalla) e Smiley (uno svitato che vende foto di Martin Luther King e Malcom X a 2 dollari), e attraverso riprese fuori dal comune presenta gli attriti, le divergenze millenarie tra le differenti comunità presenti nel quartiere, con un finale esplosivo. Il filo conduttore del film è il colore rosso, presente in quasi ogni scena, assieme all'ossessiva allusione al caldo torrido che tortura tutti i personaggi durante la pellicola.

mercoledì 30 maggio 2012

Down by law (Daunbailò)





Daunbailò 1986, di Jim Jarmusch con Tom Waits, John Lurie e Roberto Benigni (!). La storia di tre ragazzi che, per varie ragioni, si ritrovano a condividere una cella di un carcere in Lousiana. Le riprese, spesso effettuate con cinepresa fissa, oscillano tra la malinconia di un'innocenza perduta e l'ironia. Memorabile la scena in cui i tre ballano in cerchio cantando "I scream, you scream, we all scream for an icecream" generando il caos nella prigione. La pellicola in bianco e nero, fa sempre il suo effetto! 

mercoledì 23 maggio 2012

Mèliés



Ad un osservatore poco accorto, il cinema di George Mèliés potrebbe apparire tedioso, ripetitivo. Lo scoglio dell'assenza di suoni, della fissità della cinepresa, della scarsa qualità dell'immagine farebbe abbandonare la visione a chiunque dopo pochi secondi. Se solo invece ci si tuffasse con la mente nell'epoca in cui i suoi cortometraggi furono realizzati, ecco che ciò che potrebbe apparire noioso, diventa entusiasmante. Egli fu il primo ad intuire che il cinematografo, l'apparecchio inventato dai fratelli Lumière alla fine dell'800, aveva la capacità di far rivivere i sogni, di crearne di nuovi, di realizzare aspirazioni nemmeno mai immaginate prima. Da grande illusionista quale era, iniziò così una vasta produzione di cortometraggi nei quali creature fantastiche, costellazioni, pianeti e uomini del suo tempo convivono come in un mondo sospeso nel tempo; un mondo in cui andare sulla luna, o raggiungere il Polo a bordo di un improbabile velivolo sembrano essere fatti ordinari. E ancora una lunga serie di giochi illusionistici, di scene comiche e paradossali. Tutti elementi che compongono il "viaggio attraverso l'impossibile" di un uomo che vide nel cinema la possibilità di rendere concreti i romanzi di Jules Verne, le credenze popolari, i sogni più segreti. La sua esperienza da cineasta non durò poi a lungo, le grandi case cinematografiche schiacciarono i piccoli produttori indipendenti ed egli si ritirò a vendere giocattoli in una stazione ferroviaria, come il film Hugo racconta magistralmente. Quello che oggi di lui ci resta è, sicuramente, la prova che le favole, i sogni, le avventure, sono reali, basta saperle cogliere e crederci fino in fondo. Come i bambini.